George Frideric Handel
1708/1709

3. Come, o Dio!

  • Violino I + Violino II
  • Soprano
  • Bassi: Violoncello + Contrabbasso + Cembalo

Italian Text

Come, o Dio! bramo la morte
a chi vita ebbe da me?
Forsennata, che parli? mora l’indegno, che d’empia morte è degno chi sol brama godere al mio periglio.
Ho rossor d’esser madre a chi forse ha rossor d’esser mio figlio.
Sì, sì, s’uccida, lo sdegno grida.
E chi? l’amata prole? ahi! tolga il ciel che chiuda i lumi ai rai del sole; viva, benché spietato, sì, viva, e si confonda, con esempio d’amor, un cuore ingrato.
A me sol giunga la morte, che sarò costante e forte…
Incauta, e che mai dissi? non vuò che Roma apprenda che, cinta d’oro e d’ostro, io fui bastante a partorire un mostro.
Cada lacero e svenato, ora sì, mora l’ingrato che nemico a me si fè.
Sparga quel sangue istesso che sol per mio diletto trasse tenero infante nelle materne viscere concetto. Pera l’empio Neron, sì, pera…
Ah! come in sì fiero periglio torni sui labbri miei, nome di figlio!
Come, o Dio! bramo la morte
a chi vita ebbe da me?
Sì, sì, viva Nerone, e sol della sua madre servan l’ossa insepolte agli aratri d’inciampo, beva l’arido campo, bevan le selve incolte, tratto dal cor che langue, il più vitale e spiritoso umore; indi tutta rigore passi l’alma infelice là ne’più cupi abissi; ivi apprenda empietà, poscia ritorni a funestar d’un figlio ingrato i giorni.

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Contributor

Emma Clarkson